I falconi di Narabedla by Marion Zimmer Bradley
By Marion Zimmer Bradley
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Scattai, ma lei scosse il capo in fretta, con un'occhiata ammonitrice ad Evarin, che stava accostandosi a noi. Karamy si voltò sulla sella e mi fece cenno di avvicinarmi, con un gesto imperioso. Per un istante mi ribellai; poi sfiorai con i tacchi i fianchi dell'animale e mi riportai accanto a lei. Da parecchi minuti la strada aveva preso a salire; arrivammo in cima ad una collinetta e gli alberi finirono di colpo. Portammo i cavalli al passo. Ci trovavamo sulla sommità di un'altura che dominava una larga vallata lunga almeno cinquanta chilometri, ricoperta da un'impenetrabile foresta.
E sia che fosse la pura forza di volontà, o il risultato della fuggevole visione nello specchio di Evarin, o, come insisteva Gamine, il fatto che fossi davvero Adric e Mike Kenscott solo un'illusione della magia di Karamy, comunque stessero le cose, la memoria cominciò a ritornare. All'inizio... All'inizio, prima che l'amnesia calasse sulla mia mente, Adric della Torre Cremisi era stato un potente signore della Città Arcobaleno. I ricordi di quei tempi non erano certo ricordi che io, come Mike Kenscott sarei stato orgoglioso di avere, ma come Adric li trovai estremamente piacevoli.
Evarin aveva un'espressione maligna e beffarda sul viso, ma la sua voce era morbida come seta. » La ragazza con il mantello color fiamma non disse nulla, ma il suo breve inchino fu come l'agitar d'ali di una falena davanti ad una fiamma. Era una cosina timida e minuta e le ali del suo mantello si muovevano come se stessero per spiccare il volo da sole e la chioma nera ondeggiava come se fosse anch'essa alata. Le sfiorai le dita, ma sotto lo sguardo rovente di Karamy gliele lasciai subito. » Karamy sembrava scontenta.


